Trattati europei che incidono nel diritto del lavoro

Trattati europei che incidono nel diritto del lavoro

I Trattati più importanti con riferimento all’Unione Europea sono, il c.d. TUE ovvero il Trattato sull’Unione Europea o altrimenti chiamato Trattato di Maastricht e il c.d. TFUE che è il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

Si osservi che entrambe due i Trattati oltre a contenere:

  • Gli obiettivi generali delle politiche europee
  • Le prerogative delle istituzioni
  • E le regole che governano il riparto delle competenze fra Unione e Stati membri.

Contengono altresì il riconoscimento dei diritti fondamentali e questo grazie anche al fatto che tra le fonti del diritto dell’Unione Europea, vi è stata inserita anche la Carta di Nizza.

Detta Carta di Nizza contiene al suo interno, numerosi diritti sociali fondamentali, in particolare:

  • Tutela della dignità umana
  • Tutela del diritto alla vita
  • Tutela della libertà professionale e del diritto di lavorare
  • Tutela di libertà d’impresa
  • Divieto di discriminazione
  • Tutela parità fra uomini e donne in tutti i campi
  • Tutela persone disabili all’inserimento sociale
  • Diritto ad accedere gratuitamente ai servizi di collocamento
  • Diritto dei lavoratori e dei datori di lavoro a negoziare e a concludere contratti collettivi
  • Diritto a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose
  • Diritto di ogni lavoratore a una protezione in caso di maternità e paternità.

Si osservi che una parte della dottrina ha trovato, la lista che incidono sui diritti del lavoro che è contenuta all’interno della Carta di Nizza, come un qualcosa di molto timido.

Ma a mio avviso, costoro non prendono in considerazione il fatto che la Carta di Nizza per tenere insieme tradizioni diverse, deve soffermarsi su una base comune condivisibile da tutti i Paesi.

La politica sociale europea sulla condizione dei lavoratori

Per quanto riguarda il tema inerente alle condizioni dei lavoratori, possiamo dire che l’enunciazione dei correlativi obiettivi che l’azione dell’Unione deve raggiungere, sono contenuti all’interno del TFUE, ovvero, del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea.

Più precisamente l’articolo 151 del suddetto Trattato stabilisce che: L’Unione e gli Stati Membri, tenuti presenti i diritti sociali fondamentali hanno come obiettivi:

  • La promozione dell’occupazione
  • Il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro
  • La parificazione del progresso
  • Una protezione sociale adeguata
  • Il dialogo sociale
  • Lo sviluppo delle risorse umane
  • Lotta contro l’emarginazione

Si osservi però che sulla base dello stesso articolo 151 TFUE gli Stati membri e la stessa Unione, nel cercare di raggiungere detti obiettivi, devono sempre e comunque salvaguardare la competitività economica dell’Unione.

In altre parole, da una parte deve cercare di raggiungere gli obiettivi di protezione sociale, dall’altra invece quelli di efficienza economica.

Ad ogni modo, detti obiettivi di protezione sociale devono essere perseguiti in parte dall’Unione attraverso i propri organi istituzionali, per un’altra parte dagli Stati membri. Ne consegue che si pone  un problema cruciale, cioè quello di stabilire criteri di ripartizione delle rispettive competenze.

A tal proposito è importante citare il TUE, il quale contiene i principi di attribuzione e sussidiarietà. Sulla base di detti principi:

  • l’Unione agisce nei limiti delle competenze che le sono attribuite dagli Stati membri, intervenendo nei settori che non sono di sua esclusiva competenza soltanto se gli obiettivi prefissati possono essere meglio raggiunti a livello di Unione piuttosto che dai singoli Stati membri.    

Sulla base di quanto appena detto, tanto più sono le materie indicate come di competenza dell’Unione europea, quanto più estesa è l’area all’interno della quale, il Consiglio e il Parlamento europeo, possono adottare direttive in materia sociale che contengono prescrizioni minime da applicare all’interno di ciascuno Stato membro.

Le direttive

Sempre con riferimento al tema delle direttive, l’articolo 153 TFUE disciplina poi le regole procedurali attraverso le quali vengono emanate dette direttive, più precisamente:

  1. La procedura legislativa ordinaria: La direttiva viene approvata a maggioranza qualificata, previa consultazione del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni. Alcune delle materie nelle quali si applica detta procedura sono:
  • Sicurezza e salute dei lavoratori
  • Integrazione delle persone escluse dal mercato del lavoro
  • Miglioramento dell’ambiente di lavoro
  • Parità tra uomo e donna con riferimento alle opportunità e al trattamento nel lavoro
  • Lotta contro l’esclusione sociale
  1. La procedura legislativa speciale: La direttiva qui deve essere approvata ad unanimità dal Consiglio previa consultazione del Parlamento europeo e dei predetti comitati. Alcune delle materie dove si applica detta procedura sono:
  • Protezione sociale dei lavoratori in caso di risoluzione del contratto di lavoro
  • Rappresentanza collettiva degli interessi dei lavoratori e dei datori di lavoro
  • Condizione di impiego dei lavoratori extracomunitari

Si osservi che vi sono materie per le quali è escluso qualsiasi intervento effettuato dagli organismi comunitari. Si pensi:

  • Al diritto di sciopero
  • Al diritto di associazione
  • Al tema delle retribuzioni

Le associazioni sindacali europee e la loro influenza nel procedimento di adozione delle direttive 

Con riferimento al diritto sociale europeo, possiamo dire che la fonte più importante è costituita appunto dalle direttive.

In tema di direttive un ruolo particolarmente importante è affidato alle Associazioni Sindacali Europee, le quali non sono altro che associazioni di secondo grado, nel senso che aggregano le rispettive associazioni sindacali nazionali.

Perché le associazioni sindacali europee rivestono questo ruolo importante?

La risposta è semplice, perché l’articolo 154 TFUE, prevede una procedura che le coinvolge. Detta procedura si snoda nel seguente modo:

  1. Obbligo di consultazione: La Commissione europea prima di presentare proposte nel campo delle politiche sociali, deve consultare le PARTI SOCIALI a livello europeo.
  1. In occasione della consultazione: In occasione di detta consultazione le Associazioni Sindacali Europee possono informare la Commissione della volontà di addivenire – entro 9 mesi salvo la possibilità di proroga – alla stipulazione di un accordo collettivo sulla materia oggetto della possibile direttiva.
  1. Natura dell’accordo collettivo: Se l’accordo collettivo verte in una delle materie di competenza dell’Unione, detto accordo può essere riversato, su richiesta delle parti firmatarie, in una FORMALE DIRETTIVA. Essa sarà approvata, a maggioranza o ad unanimità a seconda della materia in cui incide, dal Consiglio su proposta della Commissione.

N.B. Il Consiglio non è obbligato a recepire la volontà delle parti sociali, in quanto, se lo ritiene opportuno può rigettare la proposta anche se non può modificarla.

Se invece l’accordo collettivo verte su materie escluse all’Unione, esso rivestirà lo status di PATTO e in questo caso la sua attuazione, sarà rimessa alle regole e alla prassi vigente nei singoli Stati membri.

Sono diverse le direttive europee che sono precedute da accordi quadro stipulati dalle Parti Sociali Europee, si pensi alle direttive:

  • Sul contratto a tempo determinato
  • Sul part-time
  • Sui congedi parentali
  • E così via

Interessante è poi dire che una volta emanata la direttiva, essa non si rivolge ai cittadini ma ai singoli Stati membri, i quali devono conformarsi e raggiungere gli obiettivi in essa fissati. In altre parole, mediante l’uso della propria normativa interna, gli Stati membri devono recepire la direttiva comunitaria con proprie norme interne, di modo da poterla attuare.

Sul punto però bisogna fare una precisazione.

Secondo un evoluto orientamento della Corte di Giustizia Europea la direttiva non ha mai efficacia diretta nei rapporti tra i privati (mai efficacia orizzontale). Mentre nei rapporti tra Stato e cittadino, la direttiva può avere un efficacia diretta solo nel caso in cui, essa sia:

  1. Chiara
  2. Precisa
  3. Incondizionata

Ne consegue che se la direttiva non abbia le suddette caratteristiche e lo Stato membro non provveda a recepirla entro il termine concesso, il cittadino interessato può chiedere il risarcimento dei danni allo Stato moroso di appartenenza.

Ad ogni modo emanata la legge statale di recepimento della direttiva, quest’ultima, laddove consente la possibilità di interpretarla in diversi modi, deve essere sempre interpretata nel modo più conforme alla direttiva stessa.

Infine si deve tener conto che sempre in tema di recepimento, il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea attribuisce un ruolo molto importante alle parti sociali. Esso infatti prevede che uno Stato membro affidi alle parti sociali – su loro richiesta congiunta – il compito di recepire la direttiva tramite contratto collettivo.

E’ chiaro che nel nostro ordinamento non è stata potuta essere utilizzata questa tecnica di recepimento, in quanto, il contratto collettivo non ha efficacia erga omnes, a causa della ancora mancata attuazione della seconda parte dell’articolo 39 Cost.

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