Diritto del lavoro italiano e diritto europeo sociale

Diritto del lavoro italiano e diritto europeo sociale

Il diritto europeo o per meglio dire il diritto sociale europeo, ha rivestito un ruolo importante ai fini dello sviluppo del diritto del lavoro italiano e in generale del diritto del lavoro di tutti i Paesi membri dell’Unione Europea.

Sul punto è importante dire come, già il Trattato istitutivo della Comunità europea (Trattato di Roma), conteneva al sue interno due disposizioni con ricadute sociali. Disposizioni che sono tutt’ora vigenti, sto parlando:

  1. Il principio della libera circolazione dei lavoratori privati all’interno dei Paesi dell’Unione.
  2. E il principio della parità di retribuzione tra l’uomo e la donna.

Quest’ultimo principio era previsto, non tanto per proteggere la donna e quindi per una preoccupazione sociale, quanto per promuovere la libertà di concorrenza.

La capacità di concorrenza è, infatti, fortemente influenzata dai costi del lavoro. Ne consegue che senza questa previsione, le imprese che avrebbero svolto la propria attività nei Paesi che consentivano di sottopagare il lavoro femminile, avrebbero avuto maggiore capacità concorrenziale rispetto a quelle imprese che operavano in Paesi più evoluti dal punto di vista sociale.

Detta previsione pur essendo animata – almeno nell’immediato – da finalità economico-commerciali, è finita per diventare il fulcro del diritto sociale europeo.

Solo in un momento successivo, all’incirca nella metà degli anni ’70, comincia a maturare l’idea che per garantire una concorrenza paritaria tra le imprese europee, fosse necessario armonizzare il più possibile gli standard sociali.

Lo strumento utilizzato a tal fine è stato quello della direttiva, la quale è stata utilizzata con riferimento a svariate e importanti tematiche:

  • Parità tra uomo e donna
  • Licenziamenti collettivi
  • Diritti dei lavoratori nel caso di trasferimento di impresa
  • Salute e sicurezza dei lavoratori
  • Concedi parentali
  • Contratto di lavoro a tempo parziale e contratti a tempo determinato
  • Orario di lavoro
  • Ecc.

Come è agevole immaginare tutte queste direttive, hanno dato vita a un corpus di norme di diritto sociale europeo che ha modernizzato tutti i diritti nazionali.

Nuove norme europee con ricadute su diritto del lavoro

Un Corpus di norme che è stato ulteriormente integrato:

Dal Trattato di Nizza del 2000, il quale ha attribuito alla nuova Unione Europea, nuove competenze normative nei settori della lotta contro l’esclusione sociale e della modernizzazione dei regimi di protezione sociale.

E dal Trattato di Lisbona del 2007 che ha introdotto le c.d. Clausole sociali orizzontali. In altre parole, dette clausole stabiliscono che l’Unione Europea nell’attuare le sue politiche, deve altresì provvedere:

  • A raggiungere un elevato livello occupazionale e un’adeguata protezione sociale.
  • A porre in essere una lotta contro: l’esclusione sociale, le discriminazioni.
  • Alla tutela ambientale.

Considerazioni personali

Si osservi che nonostante il diritto sociale europeo abbia raggiunto livelli imponenti e sia riuscito a influenzare la vita dei cittadini europei in modo positivo, possiamo dire che le sorti di detto diritto sociale sono ancora incerte e per certi aspetti anche a rischio.

Nell’attuale complicata fase economica, si è ancora lontani da quella competitività internazionale che l’Europa intendeva e intende tutt’ora raggiungere.

Abbiamo una Germania sempre forte e all’avanguardia, i cui livelli sembrano irraggiungibili per gli altri Paesi dell’Unione Europea.

Nel periodo recente a rendere le cose più complicate, ha contribuito anche la questione della gravissima crisi dei debiti pubblici inerenti ai Paesi dell’area mediterranea. Non a caso, questi Paesi – in particolare la Grecia – per poter restare dentro l’area euro, si trovano costretti a rispettare le rigorose prescrizioni di stabilità dei propri conti pubblici. Prescrizioni quest’ultime che hanno un impatto recessivo sulle loro economie.

Ne consegue che proprio l’esigenza di competitività internazionale e quindi di difesa dell’euro, hanno portato – in particolare nei Paesi più deboli come l’Italia – ad arretrare dal punto di vista dei diritti sociali nazionali (lavoro e welfare).

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