Cenni storici sul diritto del lavoro. Dal 2006 al 2008

Cenni storici sul diritto del lavoro. Dal 2006 al 2008

Nel 2006 si avrà il ritorno al Governo, seppur con una maggioranza risicata, del centro-sinistra. Si tratta dell’ultimo Governo Prodi, il quale si era occupato nuovamente della politica del lavoro.

Ma nell’occuparsi di diritto del lavoro, il Governo Prodi si trova a dover fronteggiare un problema.

Il problema è che:

Da una parte detto Governo, in quanto di sinistra, avrebbe dovuto eliminare – così come richiesto dalla sinistra radicale – tutti i provvedimenti legislativi firmati dal precedente Governo, a cominciare dal c.d. Decreto Biagi (d.lgs. 2003 n. 276).

Dall’altro, però, non si poteva non prendere in considerazione un dato di fatto e cioè, che l’Italia era debole dal punto di vista della competitività produttiva e quindi non ci si poteva permettere di introdurre nuovamente misure che avrebbero reso rigido il diritto del lavoro.

Per fronteggiare questo problema, il Governo Prodi stipula il 23 luglio 2007 un Protocollo con le parti sociali. La CGIL era parte al protocollo.

 

  1. Con la legge 24 dicembre 2007 n. 247: Si introducono MISURE correttive sui contratti a tempo determinato e a tempo parziale e abolitive del contratto di lavoro intermittente e della somministrazione a tempo indeterminato.

 

  1. Emanato il d.lgs. 2008 n. 81: Il c.d. Testo unico sulla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, il quale era sostitutivo del d.lgs. 1994 n. 626.

 La richiesta di Flexiurity da parte dell’Unione Europea

Nel frattempo l’Unione europea suggeriva ai Paesi membri di adottare leggi che riformassero il diritto del lavoro nazionale di modo che questo fosse in grado di raggiungere l’obiettivo della c.d. flexicurity, cioè l’obiettivo di una flessibilità bilanciata dalla sicurezza.

In altre parole adottare leggi che:

  • Estendessero la flessibilità lavorativa a tutta la popolazione lavorativa e non soltanto a quei lavoratori atipici e c.d. non standard.

 

  • Che sostenessero i lavoratori dal punto di vista reddituale, nelle fasi di disoccupazione involontaria.

 

 

  • Che dessero assistenza nel mercato del lavoro di modo che il lavoratore possa trovare il posto più adatto alle proprie capacità e alle proprie attitudini.

 

  • Che prevedano una tutela pensionistica che tenga conto dell’indeterminatezza delle traiettorie professionali.

 

Si osservi che l’espressione flexicurity è stata fortemente criticata per il suo contenuto vago, ma ciò nonostante ha riscosso molto successo, in quanto, è riuscita ad imporsi come modello evolutivo di quelle leggi che sono adottate dai singoli Paesi membri e che incidono nel campo del diritto del lavoro.

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