Brevi cenni storici sulla nascita dell’attività sindacale

Brevi cenni storici sulla nascita dell’attività sindacale

Simboli dei maggiori sindacati  italiani

Con la Rivoluzione industriale non si è avuto solamente uno sconvolgimento dal punto di vista economico e sociale, bensì anche dal punto di vista giuridico. Non a caso, a seguito della Rivoluzione industriale:

  • Da una parte si è avviato un processo di emancipazione o se si preferisce di abbandono, dell’ormai superato mondo feudale.
  • Dall’altra, invece, si era imposto il riconoscimento del principio della libertà economica. Il riconoscimento del suddetto riceverà il suo culmine con la Rivoluzione francese.

Sulla base di quanto appena esposto, si aveva la seguente situazione di fatto e cioè:

  •  Che a causa del processo di emancipazione, ogni organizzazione sociale posta in essere tra i cittadini e lo Stato, veniva percepita dalla collettività come un far rivivere – implicitamente o esplicitamente – le vecchie coorporazioni dell’ormai superato mondo feudale. Quindi un qualcosa da vietare, in quanto non si poteva e non si doveva più tornare indietro.
  • Mentre a causa del riconoscimento del principio di libertà economica, si precludeva allo Stato di intervenire e quindi di interferire nell’economia. Quest’ultima si sarebbe dovuta reggere solo sulla base delle sue leggi naturali. Quali sono le sue leggi naturali? Semplice, la legge della domanda e dell’offerta.

Ne consegue che in linea teorica Karl Marx invitava il popolo proletario alla Rivoluzione socialista, ma dalla prospettiva pratica fare detta Rivoluzione non era un qualcosa di semplice, perché come abbiamo avuto modo di vedere il diritto non era a favore della classe operaia.

Legge Chapelier e l’abolizione delle coorporazioni

A maggior conferma di quanto sto asserendo lo può dimostrare la c.d. legge Chapelier, la quale aveva sia abolito le corporazioni, ma anche istituito il delitto di associazionismo. A seguito di questo delitto, gli operai non potevano né associarsi, né esercitare quello che oggi comunemente chiamiamo delitto di sciopero.

In altre parole, l’unica forma giuridica attraverso la quale potevano andare a tutelare i loro interessi e i loro diritti, era appunto il contratto di lavoro. Cioè il contratto con cui si sarebbero stabilite le condizioni di lavoro. Ma come abbiamo avuto modo di vedere, poiché questa classe sociale operaia non era dotata né di un elevato livello culturale, né di particolari qualifiche professionali, li rendeva incapaci di imporsi dal punto di vista negoziale.

Dittatura negoziale 

Gli operai erano assoggettati a quello che comunemente veniva definita dittatura negoziale, in quanto, nel contratto di lavoro vi era uno squilibrio contrattuale. Lo squilibrio era dovuto per la presenza di una parte forte, l’imprenditore e la pre senza di una parte debole, ovvero, l’operaio.

Fu proprio lo squilibrio di cui stiamo parlando che in qualche modo fece avviare un processo di riscatto della classe operaia, che andò poi a sfociare in quello che oggi chiamiamo diritto del lavoro.

Nascita del sindacalismo

Detto processo di riscatto ha avuto inizio mediante il c.d. Sindacalismo.

Cos’era detto sindacalismo?

Esso può essere definito come:

  • Una reazione sociale spontanea attraverso la quale neutralizzare o quanto meno limitare il potere negoziale dell’imprenditore, mediante l’uso di un contropotere collettivo.

Detto contro potere collettivo, non era altro che l’esercizio dello sciopero. In altre parole, attraverso l’esercizio di esso, si voleva imporre all’imprenditore una contrattazione collettiva, piuttosto che quella individuale dove l’operaio ne sarebbe uscito sicuramente sconfitto.

Ma come abbiamo avuto modo di vedere all’inizio di questa trattazione, usare questo contropotere collettivo era una qualcosa di arduo a livello giuridico.

Dal punto di vista penale, avevamo il delitto di associazionismo.

Dal punto di vista civile, gli imprenditori erano soliti esercitare azioni civili di responsabilità per i danni che le imprese subivano a causa dello sciopero. Dette azioni erano fondate nella lesione del principio della libertà economica.

Nascita del Labour party

Per ovviare a questo problema il Movimento sindacale britannico decise di fondare un partito politico, il Labour Party. In tal maniera si sarebbero potuti curare gli interessi della classe operaia non soltanto sul piano aziendale, ma anche sul piano politico-legislativo.

E infatti, il primo provvedimento preso dal punto di vista legislativo, fu quello di riconoscere mediante legge l’immunità ai sindacati per le azioni collettive da esse promosse.

Detti sindacati riscuoteranno un grande successo, grazie soprattutto al sistema del closed shop, cioè un sistema che obbligava i lavoratori ad iscriversi ai sindacati.

È agevole immaginare che con questo sistema, gli operai avevano maggiore tutela, ma meno libertà personale.

Perché abbiamo parlato del Movimento sindacale britannico?

La risposta è semplice e cioè perché i sindacati si sono formati prima in Gran Bretagna e solo dopo nel resto dell’Europa continentale e negli Stati Uniti.

Sindacalismo in Italia

Negli altri Paesi europei il sindacalismo si è sviluppato in modo differente.

Volendoci occupare del nostro Paese, possiamo dire che in Italia nel periodo successivo all’Unità d’Italia e quindi al 1861, sono sorte le prime società di mutuo soccorso attraverso le quali si dava un aiuto di tipo solidale agli operai che versavano in una situazione di bisogno a causa di una malattia o di un infortunio.

In un secondo momento, sempre in Italia, le organizzazioni sindacali cominciarono a trasformarsi in vere e proprie leghe di resistenza, di modo da ottenere una negoziazione collettiva e non individuale delle condizioni di lavoro.

Maggiore struttura e organizzazione del sindacato

In un momento successivo ancora il sindacato ha cominciato ad avere una maggiore struttura e organizzazione. Infatti a livello territoriale sono sorte le c.d. Camere del lavoro; mentre a livello aziendale il c.d. Sindacalismo d’industria oggi invece definito Sindacalismo di categoria.

Si osservi che in un primo momento dette organizzazioni erano tollerate, anche se venivano represse le azioni di sciopero. Successivamente con l’entrata in vigore del Codice penale Zanardelli del 1889, si avrà anche una tolleranza delle azioni di sciopero, seppur detta tolleranza era prevista solo dal punto di vista penale.

Ne consegue che dal punto di vista civile, gli operai non soltanto rischiavano di subire non soltanto l’azione civile di responsabilità, ma in certi casi anche il licenziamento.

Anche in Italia si ovvierà a questo problema cercando la soluzione sul piano politico-legislativo.

A differenza della Gran Bretagna, in Italia i sindacati sin dall’origine hanno sempre avuto una forte connotazione politica.

Il primo sindacato italiano

Il primo grande sindacato italiano fu la CGIL, la quale era strettamente legata al c.d. PSI, ovvero il Partito Socialista Italiano.

Mentre successivamente, a fianco a questo sindacato di impronta socialista si è sviluppato un sindacato fortemente influenzata dalla ispirazione cristiana ( CISL).

Entrambi uniti nel criticare il sistema capitalistico, ma divisi sia sul piano degli strumenti da utilizzare, che sul fine ultimo da andare a raggiungere per l’emancipazione della classe operaia.

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